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di Andrew Stanton, USA 2008 1h 38'.
La Pixar supera sé stessa con una favola robotica ricca di implicazioni immaginifiche, filosofiche, futuribili. Il regista di "Alla ricerca di Nemo" dirompe con un inatteso omaggio a Chaplin e al musical… Proiezioni: Sala 2, ore 16:00, ore 18:00. vuoi commentare questo film?
Scritto da Fabio , il 10-12-2008 15:30 E' ovvio che contrastare la potenza dei media onnipresenti ed onnivori non è possibile, con o senza boicottaggi. la via dello svelare i meccanismi è l'unica. quello che però andrebbe fatto è allargare l'educazione agli adulti e coinvolgere la scuola ad esempio. La TV non è più la cattiva maestra di McLuhan. E' obiquia. I bambini se la portano addosso, sugli zaini, sulle scarpe, nei diari, nei giochi è per questo che il loro universo si riduce all'immaginario televisivo. non sono loro che ci vanno è quest'ultimo che è uscito dallo schermo e ha invaso ogni spazio di vita e sociale. qui però qualcosa si può fare. facciamo un esempio. la scuola di mio figlio ad esempio mi chiede di mettergli scarper senza lacci e pantaloni con elastico più comodi per assistere i bambini alla materna quando devono andare in bagno. benissimo. facciamo la stessa cosa con i gadget "televisivi". Winx, gormiti, wall e banditi da scuola. E a chi mi dice va bene voui le divise ed il grembiule alla Gelmini. dico no. Tertium datur. Un bel grembiule bianco e via a dipingere. disegnate create bambini. Magari imparate anche a difendervi dal glamour dell'aute cotoure che appena crescete un po vi investirà suggerendovi di comprare cose cool e di seguire lifestylese e tentendeze. Se no il potere almeno a scuola la fantasia ci può arrivare senza troppe rivoluzioni. No?
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i "boicottaggi" non servono Scritto da g, il 10-12-2008 14:53 Sissi, con tutto il rispetto, non credo che serva a niente non parlare o parlare male per partito preso. un bel filmetto o un bel cartone sono un bel filmetto e un bel cartone. quello che è importante è un consumo consapevole, svelare i meccanismi, rendere coscienti gli spettatori, specie i bambini, che non tutto è in buona fede. oggi gli vendono wall-e, domani gli venderanno vasco rossi facendogli credere che è un ribelle al sistema, o il mac facendogli credere di essere fini anticonformisti: bisogna spiegargli tutto da subito. poi si vedano pure ualli che è carino, e si comprino l'ipod se mamma e papà gli danno i soldi.
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wall e l'arroganza Scritto da sissi, il 10-12-2008 09:11 Sono d'accordo con l'analisi di Fabio. Personalmente mi asterrò dal parlare del film in oggetto in ambienti allargati per evitarne la pubblicità (giacché anche quella negativa fa pubblico)e lo criticherò moltissimo in ambienti cinematografici. Poca roba, lo so. Ma é l'unica possibilità che ho, che abbiamo, di controbbattere la manipolazione
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il problema del product placement Scritto da g, il 08-12-2008 20:27 L'intervento di Francesco è dettagliato e interessante. in effetto il problema del product placement più o meno occulto esiste, sia per prodotti specifici che per cose più generali. nei film anni '70 tutti bevevano whisky e fumavano come pazzi, poi per fortuna si sono dati una regolata. comunque per quello che riguarda i bambini, credo siano talmente rintronati dal bombardamento di pubblicità televisiva pomeridiana che forse una cosa subliminale come wall-e neanche la metabolizzano. saranno semmai i loro genitori con meno lucidità di Francesco che si sentiranno sempre più ribelli-elitaristi-snob perché anche loro usano un mac: dei veri anticonformisti... (mica come quelli che usano linux).
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wall e e l'arroganza Scritto da Fabio , il 08-12-2008 09:58 Sebbene la storia sia simpatica ed altamente metaforica, si possa apprezzare l’impegno a voler guardare finalmente oltre il consumismo e la tecnocrazie che sta rovinando uomini e pianeta, l’ho trovato però “arrogante”. I motivi di questa arroganza non sono artistici ma puramente tecnici. MR Steve Jobs (Mr Apple Inc, per intenderci) che personalmente stimo come imprenditore è stato il fondatore della Pixar ed è uno dei maggiori azionisti della Disnay alla quale ha venduto la sua “creatura”. Di fatto ha innovato il mondo dell’animazione e ha prodotto film di ottimo livello. Quest’ultimo però è un’operazione commerciale di “altissimo” livello. Ci sono alcuni segnali che ad un occhio non avvezzo al marketing e alla comunicazione di impresa possono sfuggire e avendolo visto una volta sola senza alcuna prevenzione ne ho colti solo alcuni ma sono sicuro che ad una analisi più attenta se potrebbero trovare diversi. Partiamo dal personaggio femminile dal Nome primigenio “Eve”, Il suo “aspetto” è in tutto e per tutto simile ad uno dei prodotti più in voga presso il target giovanile in una fascia di età appena superiore a quella cui è destinato il film. L’iPod. Un’altra chicca è il suono che al termine della carica delle batterie “solari” di Wall-e jingolleggia allegramente. E’ lo stesso suono che sente chiunque utilizzi un sistema operativo della Apple. Tutti messaggi nemmeno troppo “subliminali” che riportano l’immaginario del fanciullo non a valori morali ma a stili di vita fondati su prodotti industriali. Scommetto 10 a 1 che se con non chalance accendete il vostro Mcbook con accanto un fanciullo Wallizzato indicherà l’oggetto esclamando “Wall-eeeeeeee” o se passeggiando di fronte una vetrina vi troerete di fronte ad un ipod gli verrà in mente Eve. Ora l’obiettivo è evidente associare il prodotto ad un target più giovane per consolidare il bisogno che prima o poi lo spingerà all’acquisto ed allo stesso tepo associare il brand ad un insieme di valori “la difesa dell’ambiente) che è in procinto di diventare il nuovo New Deal globale. Tra le altre cose proprio la Apple non più tardi di un anno dovette fronteggiare una campagna mediatica che evidenziava lo scarso rispetto dell’abiente nei propri cicli di produzione ed il cerchio si chiude. Arrogante dicevo quindi perché quando la denuncia (dramma o satira non conta) arriva dal “potere” costituito è propaganda e manipolazione. Un’operazione simile la fece la Sony per il lancio della Play Station con lo slogan “non sottovalutate la potenza della playstation” anticipando di fatto le polemiche per l’immersività e la pericolosità di un uso smodato dei video game che finiscono per sostituire l’immaginario Ora lo scrivente è un convinto utente mac ma quando è troppo è troppo e le tematiche del linguaggio dei multimedia andrebbero analizzate molto più approfonditamente, specie nella scuola e con i “piccoli”. Sono convinto che il modo migliore per “difenderli” da un futuro come quello paventato dalla Pixar, alla realizzazione del quale, contribuisce con profitti miliardari ed ingenti investimenti, sia quello di “smontare” il meccanismo e farlo conoscere da dentro ai bambini. Esattamente quello che fanno loro quando giocano. Prendono l’oggetto del desiderio lo manipolano, lo “distruggono” e una volta “capito” lo buttano. Una volta spigato che la “realtà” virtuale dei video giochi è fruttoo di algoritmi matematici che mettono a disposizione un numero elevato ma finito di “possibilità” di azioni che si possono comunque sempre “aggirare” dei video game non sapranno più che farsene. In questo la cultura “hacker” nel senso “originale del temine sia quello che ci vuole per “educare” i bambini nel mondo in cui viviamo. Un saluto a tutti Fabio Masetti
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