di Fulvio Wetzl, con F. Nero, V. Vaiano, A. Iuorio, Italia/Belgio 2007, durata: 1h e 53'
Franco Nero e uno splendido cast di bimbi lucani presi dalla strada per il ritorno di uno dei più orgogliosi esponenti del nostro cinema ‘indie’. Dalla Basilicata al Belgio, li attende una miniera nero pece…
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Commenti (1)
Scritto da il lance, il 31-10-2009 15:02 Dovrebbe essere una narrazione di tipo storico per cercare di ricordare il dramma dell'emigrazione italiana (e lucana) agli inizi degli sessanta in Belgio. Una emigrazione legata al "Patto del Carbone", siglato tra le due nazioni e che corrispondeva ad uno scambio "equo" : per ogni mille operai minatori provenienti dall'Italia, il Belgio inviava 25.000 tonnellate di carbone. Carburante vitale e determinante per le industrie nascenti della penisola, quelle del boom economico. Il film è diviso in due parti, la narrazione della vita di una madre ed un figlio in un anonimo paese lucano, ed il suo arrivo in Belgio dove ad attenderli ci sono già il capofamiglia con altri due figli. Nel mezzo un viaggio interrotto dalla sosta forzata nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano, tappa di smistamento dei vari migranti. Non faccio giudizi tecnici o critici, (o almeno non li faccio in maniera approfondita) perché non sarebbero propriamente entusiastici o assolutamente favorevoli. E' strano guardare questa specie di paesone ideale (ricavato dall'unione di ben 11 comuni lucani) in cui si svolge la prima parte del film. E' strano almeno per me perché li conosco bene, quei luoghi. L'incipit del film è ambientata in via Campanile, in quel di Oppido Lucano,. Così come chiarissime sono le immagini della Fontana Cavallina di Genzano, la Cattedrale di Acerenza, il castello di Cancellare, le strade di Bella. Strano, ripeto, perché la prima parte il film è una sorta di spottone pubblicitario giustificato solo dai soldi avuti dai comuni e dalla regione, oibhò. Gli approfondimenti storici in realtà sono solo mostrati e non approfonditi, la sceneggiature presenta alcune incongruenze anche gravi (ad un certo punto uno dei protagonisti, Franco Nero, esclama all'interno della miniera una frase che pronunciata nel 1961 appare quasi grottesca : "Piantala, non ti agitare !!")il lavoro di adattamento e di edizione sono assolutamente insufficienti. Per non parlare della musica, a tratti più che buona, a tratti terribilmente melensa, adatta alla più infida telenovelas. Però le argomentazioni erano complesse, il lavoro di montaggio, chiaro ed essenziale, più che buono, alcuni attori, come la vera protagonista Valeria Vaiano, il grande Franco Nero, il bravo ragazzino Walter Golia,per la prima volta sullo schermo e l'ottima prova di Canio Giordano (di Acerenza), sono stati all'altezza della situazione. Il risultato finale, impreziosito dalla parte girata in Belgio, è comunque apprezzabile, perché frutto di una produzione quasi indipendente, perché ci mostra il volto di una terra splendida come la Basilicata, perché ha avvicinato al cinema decine di ragazzini lucani. Insomma, non si tratta di una vera documentazione storica, non si tratta di un capolavoro, ma di un film forse un po troppo pretenzioso,ma a tratti bello, vero, spontaneo.
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